La statale parte dal confine tra Lazio e Campania e attraversa tutto il litorale domitio-flegreo.

Tutto il percorso della strada è la sintesi di quanto l’uomo abbia potuto influire in termini di degrado e abusi vari.

Dalla fine degli anni 60 in questo pezzo di territorio parte il tentativo di far diventare il turismo un prodotto “assoluto”, privo di legami con l’ambiente e con tutta la storia sociale e culturale precedente.

Alla lunga il prodotto non regge: l’inutile tentativo di sacralizzazione degli spazi attraverso la costruzione di palazzi avveniristici, pinete e spazi attrezzati produce solo illusioni scenografiche dalle quali la comunità è esclusa. Le immagini rilevano la contraddittoria bellezza dei palazzi abbandonati,del mare negato, degli spazi attrezzati. Rappresentazione scenica di una finta e rassicurante bellezza. L’inabilità dello spazio sembra quasi sciogliersi in un abbraccio malizioso, umido, nervoso di sabbia e sterpi. Scheletri di cemento spalancano mostruose cavità oculari su panchine appassite, ragnatele per i sogni di improbabili amanti, incoscienti costruttori di senso e disumanità.

La storia ridiventa marginale e le reti culturali e tecnologiche costruite decadono e il vecchio territorio non  si sostituirà più a quello precedente. Tutto si attesta in una visione ordinariamente post-apocalittica che dunque diventa realtà intangibile.

Forme di degrado e solitudine che tuttavia riescono ad esercitare un particolare fascino non di rado capace di creare suggestioni estreme, fino ad una insospettabile idealizzazione del degrado stesso.

V. Mazzitellli